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lunedì 31 marzo 2014

In autunno arriva l'iPhone 6, avrà lo schermo extralarge (4,7 e 5,5 pollici)

Un nuovo iPhone con lo schermo più grande. Secondo indiscrezioni che provengono dall'Asia, questa volta il Giappone, Apple sta preparando l'iPhone 6, l'ottava generazione del melafonino, con novità sostanziali per quanto riguarda le dimensioni dello schermo. Dopo soli due anni dal primo "allungamento" dell'iPhone, che con il modello iPhone 5 era passato da uno schermo da 3,5 a uno di 4 pollici, Apple avrebbe in cantiere non una ma ben due nuove "taglie" per il suo apparecchio mobile. In particolare, lo schermo seguirebbe la moda dei "phablets", grandi schermi che ibridano il telefono con un tablet, e starebbe preparando le versioni da 4,7 e 5,5 pollici.

Ci sono dubbi sull'effettiva versione da 5,5 pollici, ma parrebbe, secondo le fondi asiatiche riprese anche dal quotidiano giapponese Nikkei, che la versione da 4,7 pollici sia "sicura". Gli schermi dovrebbero essere preparati dalla nipponica Sharp e dalla coreana Samsung, mentre TSMC, produttore taiwanese di semiconduttori, sarebbe al lavoro per realizzare i chip contenuti all'interno della nuova generazione di telefonini di Apple.

È da tempo che si parla di una svolta per Apple nelle dimensioni dell'iPhone. Steve Jobs aveva sempre ribadito che un telefono da 3,5 pollici di diagonale era perfetto, ma poco dopo la sua morte in effetti era già stato lanciato il modello di iPhone 5 (e l'attuale iPhone 5s, esteticamente quasi identico al predecessore) con schermo da 4 pollici. Il beneficio in questo caso non era tanto nelle dimensioni complessive dello schermo quanto soprattutto nella sua lunghezza. I due centimetri in più hanno infatti permesso di rendere non più grandi ma più "lunghi" gli oggetti mostrati sullo schermo, siano esse pagine web, email, liste di icone, appuntamenti del calendario.

Ancora più interessanti le indiscrezioni relative alla data di uscita dell'apparecchio: Apple inizierebbe la produzione dell'iPhone 6 in primavera per avere in autunno pronto il primo contingente di pezzi: settembre potrebbe essere la data giusta per il debutto del telefono, in linea con le precedenti generazioni.
Apple segue fin dalla seconda generazione dei suoi telefoni (chiamati iPhone 3G per via della connettività su rete di terza generazione) una strategia di aggiornamento alternata: un anno viene presentato un prodotto differente in maniera sostanziale dalla generazione precedente, l'anno dopo viene presentata una versione aggiornata e più raffinata del prodotto mantenendo però le specifiche di massima e soprattutto l'estetica. Questo potrebbe giustificare quindi un differente telefono rispetto a quelli sinora realizzati con schermo sempre più grande. Il mercato sembra chiederlo, e la concorrenza già da tempo cavalca questa ondata di schermi maxi, a partire da Samsung che ha praticamente inventato il genere ma anche LG, Sony e Nokia hanno a listino prodotti con schermi di generose dimensioni. Gli analisti da tempo insistono che il fattore di forma di Apple è troppo "limitato": buona ultima anche Isi Group dichiara che più del 30% dei possessori di iPhone pagherebbe una versione nuova del suo apparecchio con un prezzo premio pur di avere uno schermo maggiorato.

Coelux, con led e nanotecnologie la luce artificiale diventa naturale

Un innovativo sistema di illuminazione per interni imita alla perfezione i raggi del sole in un cielo terso. Inventato da un italiano, debutta oggi alla fiera Light + Building di Francoforte.
Immaginate di non avere più lampadari, lampade a terra o applique, ma che la vostra stanza sia illuminata da un’apertura nel soffitto in cui si intravede un angolo di cielo e da cui entra la luce calda del sole. È questa la rivoluzionaria novità appena presentata a Light+Building, la fiera dedicata all’architettura della luce, in programma a Francoforte fino al 4 aprile. Un progetto tecnologico chiamato CoeLux e in arrivo dall’Italia, ad opera del professor Paolo Di Trapani, docente di fisica presso il Dipartimento di Scienze ed Alta Tecnologia dell’Università dell’Insubria a Como.



Di Trapani ha sperimentato per oltre dieci anni la possibilità di imitare, attraverso la tecnologia, la luce naturale e i fenomeni luminosi descritti nel libro Light and Color in the Outdoor, un classico pubblicato nel 1937 dall’astronomo olandese Marcel Minnaert, in cui si rivelano i segreti scientifici dietro fenomeni ottici come la sovrapposizione di ombre, gli arcobaleni, le albe e i tramonti, il colore del cielo, e così via. Così attraverso la continua sperimentazione, il professore e il suo team, hanno messo a punto questa finta apertura nel soffitto che proietta all’interno una luce che imita alla perfezione i raggi del sole irradiati attraverso un cielo terso. L’illusione di trovarsi all’aria aperta è resa possibile dall’utilizzo di Led di ultima generazione, in grado di riprodurre lo spettro della luce solare, ma anche da sistemi ottici capaci di direzionarne i raggi e di nanotecnologie con cui è possibile riprodurre quel particolare fenomeno che è la diffusione delle onde luminose (e che spiega scientificamente perché il cielo assume ai nostri occhi il colore blu).

La portata innovatrice dell’invenzione va ben oltre l’aspetto puramente architettonico ed estetico: basta pensare a quanto l’esposizione alla luce naturale influenza l’umore delle persone e a quanto la sua mancanza, soprattutto nei Paesi nordici, sia percepito come un vero problema sanitario. Non a caso il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del suo programma volto a promuovere l’innovazione tecnologica. E oltre all’invenzione in sé, l’UE ha concesso fondi anche per le prime applicazioni sperimentali: l’illuminazione di spazi chiusi in cui sono coinvolti vari partner tra cui la Metropolitana Milanese. Alberghi, centri commerciali, uffici, musei, aeroporti e perché no, appartamenti, sono i luoghi la cui percezione sensoriale potrebbe essere cambiata per sempre da CoeLux, che propone agli utenti la possibilità di intervenire artificialmente sull’effetto luminoso, con alcune scenografie predeterminate, in cui la luce entra nella stanza a 30, 45 o 60 gradi, a seconda se si desideri avere l’illusione di trovarsi nei Paesi nordici, nel Mediterraneo oppure ai Tropici.

venerdì 14 marzo 2014

pCell, Internet mille volte più veloce rispetto agli standard 4G

Le tecnologie di connettività di rete wireless si evolvono in maniera sensazionale dal punto di vista della velocità. Tuttavia, anche nelle grandi città è ancora possibile incorrere in perdite di segnale, perdita di velocità o cadute della connessione ad internet ed in altri inconvenienti a cui ormai siamo tristemente abituati.

Ad ovviare alle problematiche sopra citate sembra voler intervenire una piccola startup americana, nota con il nome di Artemis. Fondata nel 2011, la società lavora da allora su pCell, uno standard di reti wireless che potrebbe sovrapporsi alle attuli reti 4G LTE, o almeno farlo nelle grandi città.

Allo stato attuale, il segnale di rete cellulare viene diffuso da torri che devono essere disposte lungo il territorio in maniera efficace. Man mano che ci si allontana dalla torre il segnale diventa sempre più debole, ma se due torri si trovano a distanza troppo ravvicinata possono creare delle interferenze allo stesso segnale ricevuto dal dispositivo. Al tempo stesso, se troppi utenti si agganciano alla stessa torre un sovraccarico della rete può portare ad instabilità e lentezza della connessione ad internet.

Artemis pCell, pWave

L'approccio operato da Artemis con pCell è estremamente diverso e si avvale della possibilità di poter alimentare il segnale con un numero elevato di apparecchi, chiamati pWave (dalle dimensioni analoghe a quelle dei router Wi-Fi), disposti a distanze relativamente ravvicinate. Ogni apparecchio è in grado di inviare un segnale di qualità estremamente superiore rispetto alle tradizionali torri, anche se ad una distanza parecchio più limitata.

Pertanto, piuttosto che cercare di evitare la collisione fra due segnali provenienti da torri diverse, pCell sfrutta la presenza ravvicinata di più pWave combinando il segnale proveniente da più apparecchi ed inviandolo ad un singolo utente. Secondo la società questo potrebbe permettere velocità fino a 1000 volte superiori rispetto agli attuali standard di rete 4G LTE in presenza di un "buon segnale".

Se questo non bastasse, le singole pWave utilizzano un trasmettitore da 1mW per diffondere i dati, garantendo un consumo energetico estremamente contenuto sui dispositivi di oggi, ed ancora più ridotto quando la tecnologia sarà pienamente compatibile sui terminali di domani che utilizzeranno chip appositi per la ricezione del segnale di pCell. La società vanta un consumo energetico, in quest'ultimo caso, inferiore a quello dei chip Wi-Fi inseriti sugli iPod touch di ultima generazione.

Artemis ha già pianificato il lancio di pCell nel quarto trimestre del 2014, inizialmente solo nella città di San Francisco. La società è al lavoro con un partner commerciale che gli permetterà di installare le pWaves su circa 350 edifici nella città, che dovrebbero essere sufficienti a coprire gran parte della superficie della metropoli americana.

A detta di Steve Perlman, CEO di Artemis, pCell potrebbe raggiungere molti altri mercati già a partire dal 2015, anche se bisognerà vedere quale sarà l'accoglienza degli abitanti di San Francisco, e se il primo collaudo porterà realmente ai risultati annunciati dalla startup.

giovedì 13 marzo 2014

Anti-smog drones in China

The issue of pollution is undoubtedly one of the most delicate in the world, which requires serious and decisive interventions that may stem as much as possible this real plague that year after year helps to change for the worse our planet causing great problems. In this context, unfortunately, is positioned China which as a result of the considerable economic growth in recent years, attributable in particular to the industrial development of the country, has led to a significant increase in the pollution generated in the country, and right to confront these problems, China has confirmed its intention to adopt appropriate drones to fight pollution.

Parafoil drone anti-smog

This ambitious project is followed by China Meteorological Administration and realized by Aviation Industry Corp of China. It is, in essence, the creation of drones without pilots, called Parafoil, designed to fly over major cities in China and equipped with about 700 kilograms of chemical anti-smog able to get in touch with the polluting particles and dispersing them and making them lock so harmless. With the adoption of this system, it should be possible to combat pollution, but considering the magnitude of the problem, it may not be enough.

Droni anti-smog in Cina

La questione dell'inquinamento è senza dubbio una delle più delicate in tutto il mondo, che necessita di interventi seri e decisi che possano arginare il più possibile questa vera e propria piaga che anno dopo anno contribuisce a cambiare in peggio il nostro pianeta generando problemi non indifferenti. In questo contesto, purtroppo, si posiziona la Cina, che a seguito del notevole sviluppo economico registrato negli ultimi anni, da attribuire in particolare allo sviluppo industriale del paese, ha portato ad un aumento notevole dell'inquinamento generato nel paese, e proprio per fronteggiare queste problematiche, la Cina ha confermato l'intenzione di adottare appositi droni per combattere l'inquinamento.

Parafoil drone anti-smog

Questo ambizioso progetto è seguito dal China Meteorological Administration e realizzato dall'Aviation Industry Corp of China. Si tratta, sostanzialmente, della creazione di droni senza piloti, chiamati Parafoil, realizzati per sorvolare le principali città della Cina e dotate di circa 700 chilogrammi di sostanze chimiche anti-smog in grado di entrare in contatto con le particelle inquinanti e bloccarle disperdendole e rendendole così innocue. Con l'adozione di questo sistema, dovrebbe essere possibile combattere l'inquinamento, ma considerando l'entità del problema, potrebbe anche non essere sufficente.

martedì 4 marzo 2014

CarPlay, Siri on the car

Presented CarPlay, realization of the project iOS in The car: for the time Cupertino brings his services on Ferrari, Mercedes and Volvo.

CarPlay represents the product with which the project iOS in the car comes to life: anticipated for some time, is the strategy of Cupertino to fit and move in a rapidly evolving field such as the automotive industry. One area in which - surprise - is also strong and concrete involvement of Google, which would be finalizing its Projected Mode to connect Android devices to the electronics of the car, and Microsoft, which has collected the first no by Ford. Even the legislature, on the other hand, is proving to accept the technology in the car and - pending a decision on the use of Google Glass - A California court has recognized the opportunity to look at maps while driving on a smartphone.

With CarPlay Cupertino intends to offer "iPhone users a way to easily make calls, use Maps, listen to music and access your messages with just a word or a touch." In practice, the technologies of voice control and assistance of Siri were brought from Apple directly on the car, to which you can connect their devices with the Apple: A simple key will allow access to the control features of Siri directly from the steering wheel, without distractions.

CarPlay will be previewed on models from Ferrari, Mercedes-Benz and Volvo, but later will also come on the cars of the other partners of Apple: BMW Group, Ford, General Motors, Honda, Hyundai Motor Company, Jaguar Land Rover, Kia Motors, Mitsubishi Motors, Nissan Motor Company, PSA Peugeot Citroen , Subaru, Suzuki and Toyota Motor Corp.

The most outstanding benefit of this integration, in addition to easy control of music functions, seems clearly to be linked to the navigation system to guide: CarPlay gives driving directions and provides intuitive navigation instructions, traffic conditions and estimated arrival time. Furthermore, such information may also be displayed on the integrated display of the car.

CarPlay, Siri dietro al volante

Presentato CarPlay, concretizzazione del progetto iOS in The car: per il momento Cupertino porta i suoi servigi su Ferrari, Mercedes e Volvo.

CarPlay rappresenta il prodotto con cui il progetto iOS in the car prende vita: anticipato già da tempo, rappresenta la strategia di Cupertino per inserirsi e muoversi in un settore in piena evoluzione come quello dell'industria automobilistica. Un settore in cui - sorpresa - è forte e concreto anche l'interessamento di Google, che starebbe portando a termine il suo Projected Mode per collegare i dispositivi Android all'elettronica delle auto, e di Microsoft, che però ha incassato il primo no da parte di Ford. Anche il legislatore, d'altra parte, sta dimostrando di accettare la tecnologia in auto e - in attesa di una decisione sull'impiego dei Google Glass - un tribunale della California ha riconosciuto la possibilità di guardare durante la guida alle mappe visualizzate su uno smartphone.

Con CarPlay Cupertino intende offrire "agli utenti iPhone un modo incredibilmente intuitivo per effettuare chiamate, utilizzare Mappe, ascoltare musica e accedere ai messaggi con solo una parola o un tocco". In pratica le tecnologie di controllo vocale e l'assistenza di Siri sono state portate da Apple direttamente sulle macchine, a cui sarà possibile collegare i propri dispositivi con la Mela: un semplice tasto permetterà di accedere alle funzioni di controllo di Siri direttamente dal volante, senza distrazioni.

CarPlay sarà presentata in anteprima su modelli Ferrari, Mercedes-Benz e Volvo, ma in seguito arriverà anche sulle automobili degli altri partner di Apple: BMW Group, Ford, General Motors, Honda, Hyundai Motor Company, Jaguar Land Rover, Kia Motors, Mitsubishi Motors, Nissan Motor Company, PSA Peugeot Citroën, Subaru, Suzuki e Toyota Motor Corp.

Il vantaggio più rilevante di questa integrazione, oltre al facile controllo delle funzioni musicali, sembra chiaramente essere quello legato al navigatore satellitare alla guida: CarPlay offre indicazioni di guida intuitive e fornisce istruzioni sulla navigazione, sulle condizioni del traffico e sul tempo stimato all'arrivo. Inoltre tali indicazioni potranno essere visualizzate anche sul display integrato dell'auto.
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